lunedì 28 ottobre 2013

qualcuno deve pur averci presentato (primi incontri - casuali o meno e non sempre capiti - con i miei compagni di viaggi


6. lou reed, o del rispetto


detto fra noi, non mi ricordo esattamente quando ho ascoltato per la prima volta rock'n'roll animal, né chi fosse stato il pusher in quell'occasione. '74 o '75, probabilmente il long playing. perché quello che mi colpì al primo ascolto, e mi colpisce tutt'ora di quel disco è il suono. pieno, quasi ridondante, avvolgente, saturo, inesausto ed inesauribile. 
non sapevo molto di lou, allora. nel mio adolescenziale bisogno di catalogazione a tutti i costi lo classificavo genericamente nel glam. avevo ascoltato un po' di david bowie, pinup e aladdin sane, senza troppo entusiasmo, troppo pop per un giovane purista nerd come me.
quando parlo di questi primi ascolti, primi incontri con i dischi per me fondamentali, tendo forse a ripetermi. ma ci posso fare poco: veramente l'impatto di questi dischi è sempre fulminante. in questo caso, l'inizio del disco è affidato ad una lungo strumentale guidato dalle chitarre di dick wagner e steve hunter, veri dominatori di tutto l'album, che dialogano su un variopintissimo (esiste il superlativo?) tappeto di basso, batteria e tastiere. dopo diversi minuti entra, sorniona e strafottente, la voce di lou, e il pezzo diventa sweet jane. 
come dire che fino ad un minuto prima era storia, ed adesso è leggenda.
il contrasto fra il sontuoso magma strumentale e la voce un po' atona ed insolente del capobanda è il vero quid che fa grande il disco, il miracolo che ha ammantato di leggenda questo album. oltre all'infilata di brani mitologici.
così ho scoperto lou reed. avrei realizzato con il tempo che questa era soltanto una delle mille sfaccettature di quest'uomo straordinario. poeta secondo forse solo a dylan, uno che ha collaborato con andy warhol, robert wilson e i metallica, ispiratore e padrino di generazioni di correnti e musicisti, innovatore sempre, comunque e nonostante.
da quel primo ascolto, non sono diventato un superfan di lou, nel senso che non conosco tutti i suoi dischi (ne avrà fatti tremila), ma è forse il musicista che rispetto di più in assoluto e penso che abbia disseminato nella vicenda culturale del XX secolo alcune pietre miliari imprescindibili. 
francamente, pensavo che lou fosse immortale, tanto mi sembra fondamentale la sua presenza nel mondo. la sua scomparsa mi ha parecchio scosso. anche perché quando questi titani ci lasciano, rimaniamo sempre più soli in compagnia della miriade di cazzoni che ci attorniano e ci soffocano con la loro piccineria, e che messi uno sull'altro non arrivano neanche alle caviglie di lou.
forse, se avessi ascoltato transformer prima di rock'n'roll, non mi sarei attaccato a lou in questo modo. meno male

http://youtu.be/Nn5D2l37rdY

giovedì 29 agosto 2013

questi o quelli, per me pari son. confessioni di un vero fan

quando mi chiedono, o mi chiedo, quale sia il mio gruppo o artista preferito, sono sempre piuttosto indeciso sul da decidersi. preferirei infatti stilare una classifica tutta di ex aequo, tali e tanti sono i miei idoli. 
qualitativamente parlando non posso fare classifiche e poi sarebbe come dire se voglio più bene a mamma o a babbo. complessivamente, diciamo incrociando quantità e qualità, potrei dire i fairport convention, ma fra i circa 50 dischi che ho di loro, ci son diverse cadute di tono: in una carriera di oltre quarant'anni ci sta. o potrei dire i free, perché no. ma in questo caso, al contrario, la loro - cinque anni e sei dischi - è stata una vicenda lampo ancorché fulminante, si perdoni il calembour. stesso dicasi per i gentle giant, mentre per gli yes vale il discorso fatto per i fairport.
forse joni mitchell ha un percorso più uniforme, anche se di alcuni suoi dischi non sono così innamorato (perdono).
a conti fatti, è il caso di dirlo, potrei dire i genesis. da trespass a duke non scorgo eclatanti passi falsi, e trovo del buono anche nei dischi seguenti. anche perché di loro sono un vero fan, ma veramente vero, che non fa troppe distinzioni fra pre e post peter. 
si, ok, prima che qualcuno arricci il naso inorridito: i capolavori con la voce di peter, foxtrot, nursery crime, bla bla bla. per carità.
d'altra parte il primo disco che ho sentito di loro - e forse ancora quello che mi è più caro - è selling england by the pound, che si apre proprio con la voce nuda di peter: comprai la cassetta alla mostra dell'artigianato di firenze, insieme ad in rock dei deep purple, nel 1974, e la voce di peter gabriel mi folgorò, letteralmente. d'altra parte, sarei falso se non dicessi che amo allo stesso modo trick of the the tail e wind and wuthering, e che le interpretazioni di phil collins se la giocano con quelle di peter gabriel (avete ascoltato bene seconds out?).e anche dischi come and then there were three e duke hanno dentro canzoni bellissime.
chi dice che i genesis sono finiti dopo il divorzio da peter, probabilmente non ha mai realmente ascoltato niente di loro, di questo sono più che convinto, dopo la pubblicazione di the lamb lies down. che, diciamolo, era un disco un po' ridondante e con diversi pezzi superflui.
io ho avuto la fortuna di vederli dal vivo a zurigo nel 1982 ed a tirrenia nel 1983 con chester thompson alla batteria e daryl stuermer alla chitarra. concerti, anzi spettacoli fantastici. chiedete a chi c'era, oppure ascoltate i due cofanetti genesis archives. versioni magnifiche dei pezzi post gabriel e interpretazioni assolutamente all'altezza delle canzoni originariamente cantate da peter gabriel. d'altra parte phil e peter hanno, meglio avevano, un timbro vocale simile, e gabriel non ha mai fatto mistero di ispirarsi a collins, che tecnicamente è sicuramente più dotato, anche se peter ha una indubbiamente superiore personalità. per dire, su selling england c'è un pezzo cantato da phil, more fool me. io personalmente - ma so di non essere il solo - ho scoperto solo diversi anni dopo che non era peter a cantarla....
non ho avuto prove, e d'altra parte non avrebbe senso alcuno dire se dal vivo erano meglio i genesis con peter gabriel di quelli senza. ci sono i dischi live, è vero. dai quali si desume che erano concerti e situazioni diverse, ma ugualmente mirabolanti. in realtà ci sarebbe ancora oggi il modo per capire ed apprezzare come fossero grandiosi i genesis su un palco. esiste un gruppo di maniaci canadesi, si chiamano musical box, che si sono presi la briga di riproporre i concerti di diverse tournéés dell'epoca d'oro. i tizi non sono una cover band dei genesis. loro, dal momento in cui salgono sul palco, "sono" i genesis. si muovono e parlano come loro, oltre a suonare, ca va sans dire, quasi come loro. strumenti e scenografie originali d'epoca, fanno da complemento ad uno spettacolo imperdibile per ogni vero fan. si ha modo di vedere veramente come si sviluppavano i brani e come si dipanavano le complesse trame dei nostri inni preferiti. in maniera fedelissima, del resto, anche perché i tipi sono così maniaci da avere un batterista pelato, mancino e che canta come phil! io ho visto i concerti delle tournéés di selling england e di the lamb. fortissime. i musical box mettono in scena anche the trick of the tail, ovviamente con un sosia di bill bruford! se vi capitano a tiro, e se siete veri fan, non ve li fate scappare.
w i genesis, con o senza, è uguale






mercoledì 12 giugno 2013

qualcuno deve pur averci presentato (primi incontri – casuali o meno e non sempre capiti – con i miei compagni di viaggio)

5. yes, l'appuntamento rimandato. seconda parte

era pomeriggio, ed era caldo. in quel banco - come in molti altri del resto - fra rayban, field jackets, t- shirts fruit of the loom, schiuma da barba noczema, e altre americanate - c'erano anche degli di scaffali di legno pieni di  musicassette e di stereo otto. c'era roba visibilmente taroccata, cassette di liscio e stornelli livornesi e roba un po' più seria, oltrechè, diciamo così, legale. mi ero già fermato a quel banco, forse il proprietario era amico di mio padre, ma non avevo mai trovato niente che mi attirasse. ma quel giorno la mia attenzione fu catturata da quella sorta di pacchettino appoggiato sopra lo scaffale. erano due cassette in un'unica confezione, dal colore giallo/marrone. sopra c'erano disegnati una specie di cervo ed uno strano pesce adagiato su un fungo. non avevo mai visto quel disegno in particolare, ma mi ricordavo delle copertine viste su ciao 2001 o al negozio di dischi, e realizzai che fossero gli yes. guardai la costola, anzi le costole, delle cassette e mi illuminai. eccolo! in un colpo solo gli yes, e addirittura yessongs, il disco magnificato dal ragazzo di bologna. non osavo estrarre le cassette dalla confezione, avevo paura  di romperla, quindi non sapevo quanti e quali brani ci fossero (che differenza avrebbe fatto, poi?), ma lo volevo. "babbo prendo questa". "ma costa un monte", "son due" "e prendine una sola", "non si può sono insieme, è un disco solo" "ma è uno o due?", "uno, ma fatto di due cassette", "vabbé". dura la vita del giovane rocker.
tornando a casa in macchina tirai fuori le cassette. erano marroncine, su una copertina il pesce, sull'altra il cervo. 8 canzoni da una parte, 5 dall'altra. poche. chissà come sono lunghe. guardo i titoli, alcuni sono stranissimi "siberian khatru", "the fish (schindleria praematurus)", altri hanno dei sottotitoli numerati. boh!
torno a casa, è ora di cena, non mi posso mettere ad ascoltare le cassette subito. dalla bibbia ciao 2001 evinco che è un disco registrato dal vivo (te pareva) e che il vinile è addirittura triplo (triplo!). inserisco la cassetta nel fedele (non tecnologicamente parlando, ahimè) registratorino sanyo e mi arrivano dei suoni piuttosto strani. come recita la copertina si tratta di "opening (excerpts from firebird suite)" di stravinsky. capisco subito che è un brano di musica classica - genio - ma mi ci vorranno anni per capire che il brano è registrato e non suonato dagli yes. tant'è, ad un certo punto il pezzo letteralmente esplode in una, arguisco, schitarrata distorta. è l'inizio di "siberian khatru", ed inizia la mia prima volta con yessongs.
l'ascolto è a dir poco faticoso, il ritmo è spesso inusuale e talvolta spezzettato, gli strumenti sono molti e suonano in maniera vorticosa, i brani molto lunghi. ogni tanto dal magma sonoro emergono un pianoforte, un organo, una chitarra meno distorta, una voce dal timbro angelico a riposare un po' le orecchie. c'è da dire che ci sono diverse melodie che colpiscono, anche se incastonate in strutture strumentali spesso furenti. 
di lì a poco andai al mare, per le vacanze, a san vincenzo. avevo nel frattempo dedicato un bel po' di ascolti alle cassette. alcuni brani iniziavano ad essermi leggermente più familiari, anche se la confusione regnava ancora sovrana. sentivo netta la preponderanza della chitarra di steve howe, anche se ero ammaliato dagli interventi delle tastiere di rick wakeman, che alle mie giovani orecchie (ma anche a quelle attualmente invecchiate) suonavano, chissà perché, inconfondibilmente british. in più nel brano "the fish (schindleria praematurus)", c'era una lunga performance di uno strumento che sembrava una chitarra, anche se distorta in maniera curiosa. 
quell'estate i miei invitarono da noi al mare la famiglia dell'ex commilitone di mio padre. mi potei così pavoneggiare con il ragazzo di bologna del mio acquisto e di una competenza che non avevo su yessongs. il biondino faceva battute da nerd, ma mi dette informazioni vitali per la comprensione del disco monstre e per la mia nascente carriera di maniaco del rock.
per esempio mi disse che il brano "excerpts from the six wives of henry VIII" era suonato tutto dal tastierista rick wakeman e che conteneva estratti dal suo disco solista, che all'epoca dell'uscita di yessongs non era ancora arrivato nei negozi. ma soprattutto, rivelazione delle rivelazioni, mi disse che quello che si ascoltava in "the fish" era in realtà un basso. dettaglio non da poco, dato che la notizia avrebbe cambiato per sempre la percezione di quello che sarebbe diventato il mio strumento preferito. e di un disco che non mi avrebbe più abbandonato.
curiosamente, ho acquistato il triplo long playing, la versione in vinile intendo,  abbastanza di recente, solo dopo aver acquistato la prima versione - doppia - in cd. ebbi modo però già all'epoca di avere tra le mani la magnifica, sontuosa, opulenta copertina del disco, con i disegni di roger dean, che, anni dopo, avrebbero ispirato i paesaggi di "avatar" di james cameron.
oltre al triplo vinile, ho tre (!) versioni in cd di yessongs. la prima, diciamo normale, mi è stata poi autografata da bill bruford, scusate se è poco. poi ho quella rimasterizzata, ed una cartonata che riproduce la copertina originale. caratteristica comune di tutte le versioni del disco - sul quale potrei partecipare ad un quiz a premi - è che la qualità della registrazione non è mai sopraffina. pazienza.
la famiglia bolognese rimase solo qualche giorno da noi.  tutte passate col biondo ragazzo bolognese a parlare di musica, e di yes.
non l'ho più rivisto, e purtroppo non mi ricordo come si chiamava. mi piacerebbe rivederlo, anche solo per ringraziarlo.

http://youtu.be/mASjsw9zIos


la prima parte del racconto si trova qui

http://giannozzo.blogspot.it/2013_05_01_archive.html


martedì 28 maggio 2013

qualcuno deve pur averci presentato (primi incontri – casuali o meno e non sempre capiti – con i miei compagni di viaggio)


5. yes. l'appuntamento rimandato. prima parte


ho sempre avuto più che un debole, diciamo anche passione sfrenata, per gli albums dal vivo. tipo, fra i miei 100 dischi preferiti, ce ne saranno 60, più o meno. adesso, ai giorni i nostri, i dischi live, con l'ipertecnologia, il digitale, le basi, i click e quant'altro, sono diventati poco più che lussuose antologie, con in più (anzi in meno) gente che canta e batte le mani spesso a sproposito. negli anni 60, e soprattutto 70, era diverso. ma che ve lo dico a fare. gli albums dal vivo, erano veri e propri banchi di prova per i musicisti, coronamenti e spartiacque per le loro carriere. insomma era dove si vedeva l’uomo in faccia. nei live – intesi come dischi – i fans e la critica testavano la bontà e la resa dei brani denudati dagli effetti, dai trucchi o dagli orpelli delle sale di incisione. si alimentavano le leggende dei grandi performers, e i fans più lontani dai luoghi sacri del rock, potevano avere un’idea di quello che erano capaci i loro idoli su un palco. e i più piccoli potevano sognare di essere in prima fila ad un vero concerto. magari tenendo in mano la copertina di questi dischi, spesso doppi o tripli per contenere la durata di un ideale concerto, di solito ricchi di foto scattate proprio durante i concerti. ci sono album dal vivo che sono diventati leggendari, nel bene e nel male, ci sono stati artisti che hanno pubblicato tantissimi dischi live, altri molto più refrattari, dando ragione alle malelingue che li volevano incapaci di esibizioni degne dei loro dischi (i king crimson, per esempio), dischi registrati male o malissimo, ma assolutamente straordinari, dischi ascoltando i quali, ti sembrava – ti sembra – veramente di essere al concerto. alcuni riportavano concerti interi, altri erano presi da varie esibizioni dello stesso tour, altri ancora addirittura spaziavano in vari anni, talvolta anche con cambi di formazione. ma tutti questi dischi, alle orecchie del giovanissimo fanatico, avevano, un tratto e un gusto comune e, ovviamente, magico.
tutto questo lungo preambolo, per parlarvi del primo disco live che ho ascoltato. ma, da vero cialtrone quale sono, naturalmente adesso non mi ricordo, se il primo “in concert” che ho incontrato sia stato questo, oppure “le orme in concerto”. però, dato che del trio veneto, abbiamo già parlato, diamo questa palma al disco in questione. che poi, parlare di dischi, è comunque improprio, perché, come già detto, i primi incontri sono avvenuti grazie alle cassette, anzi alle musicassette.
avevo già iniziato a leggere ciao 2001 da qualche mese e quindi stavo scoprendo nuovi gruppi, anche se, è il caso di dirlo, talvolta solo sulla carta. in un numero primaverile del settimanale, c’era la recensione del concerto romano di un gruppo inglese, gli yes. oltre al nome, ricordo che mi colpì la foto a doppia pagina del bassista. indossava un completino arancione con tanto di mantellina, ed era impegnato al microfono. [ apro una parentesi. all’epoca il basso elettrico, mi intrigava, soprattutto perché non mi riusciva di distinguerlo fra gli altri strumenti. poi, quando ho imparato a riconoscerlo me ne sono innamorato. chiudo la parentesi ]. il servizio era molto dettagliato e si dilungava molto sull’abilità strumentale del quintetto.
in radio non trasmettevano gli yes, perché il loro ultimo doppio album, il cui titolo non riuscivo a capire (tales from topographic oceans) conteneva brani troppo lunghi. in più, un ragazzo al mare – un fiorentino sbruffone più grande di me – mi disse “gli yes? barocchi, iobono!”
quell’estate, mio padre partecipò ad un raduno di vecchi commilitoni. uno di questi, un omone di bologna che si chiamava selmi, venne a mangiare a casa nostra, con moglie e figlio. il ragazzo, biondo e secco, aveva, mi pare 16 anni. quando vide i miei ciao 2001, ne prese uno, e disse “anch’io lo compro sempre”. Iniziammo a parlare di musica. io facevo il bullo con i pochi nomi che conoscevo davvero e quelli che facevo finta di conoscere, lui – chissà come si chiamava – sciorinava nomi e dischi, dei quali cercavo di prendere mentalmente nota. “ah, gli yes, mi piacciono molto, soprattutto yessongs, bellissimo”. immaginatevi questa frase detta con forte accento bolognese. la confusione e la curiosità aumentavano.
qualche settimana dopo andai con mio padre al mercatino americano di livorno, uno dei luoghi mitici e magici della mia giovinezza. lì avrei comprato il mio primo impianto stereo serio e i miei primi rayban, naturalement.
e lì trovai, finalmente, yessongs.


lunedì 29 aprile 2013

twitto in una nota. aprite i cancelletti



visto che sono rimasto l'unico beota a non twittare, anche perché in 140 caratteri o quanti diavolo sono non riesco neanche a dire buongiorno, mi metto un po' in pari, con un po di spare twits (oh yeah, si dice coì no?)
 anche se un po' #accazzodicane

ma è sempre l'europa, la storia, la congiuntura o la maiala di su' ma' che lo chiede. e quello che chiede il popolo? #anoisemprestianti

saccomanni all'economia. cioè, un banchiere a risolvere i problemi causati dalle banche. che è, omeopatia? #sisicomeno

perché, il presidente dell'istat al lavoro? #madai.....

da quando rainews 24 è passata da mineo alla maggioni, è diventata come skytg24, cioè una copia di una copia di cnn. cioè la copia di una copia di una cosa inutile. con la differenza che la paghiamo di tasca. #aspettaoratelopagoilcanone

alla fine, ci tocca anche difendere grillo. nel bene o nel male è al momento l'unica forza consistente fuori dal coro, ci piaccia o no, ed è attaccata da tutte le parti. speriamo che non la facciano sempre fuori dal vaso. #comesiamoridotti

ma che me ne frega se i neo ministri arrivano con i mezzi propri, o in taxi. mi importerà piuttosto di quello che vanno a fare, o no? e allora la idem doveva arrivare in canoa?
#ehmatuseisempreilsolito

alla fine, a furia di urlare contro il regime, berlusconi ci si è trovato dentro mani e piedi, e grazie al suo partito di riferimento. il pd. che vitaccia. #sonounragazzosfortunato

7 donne al governo. si, ma due sono del pdl. non basta essere donna perché vi si perdoni tutto.  #ecchecappero

mi stupisce il fatto che fazio o saviano non siano entrati nel governo. ma probabilmente adesso faranno i consigli dei ministri a che tempo che fa.  #siamoazerozerozero

a me la lorenzin fa proprio paura. mi sembra una di quelle bambine mai morte in quegli horror gotici che si svolgono nel new england. oh, è uguale, con quei denti di ferro, poi....
#triciclocigolante

consiglio i tifosi della fiorentina di mettersi l'animo in pace: il terzo posto del milan fa parte degli accordi di governo. #aspettaterenzipremier

ma adesso si potrà scrivere "governo di pisa merda" o è vilipendio dello stato? #orachiudonoancheilvernacoliere

parlando con un amico albanese, ho scoperto che forse forse guadagnerei di più a tirana. e magari la vita costa anche meno. quasi quasi.....  #sonounragazzofortunato



martedì 16 aprile 2013

abbassa la tua voce, per favore. siamo al mercato

come ogni tossico che si rispetti - o come ogni anziano che si rispetti - ho sviluppato una certa ipersensibilità nei confronti dell'oggetto della mia dipendenza. forse la mia è anche iper ipersensibilità, ma lasciamo fare. sto parlando della musica, comunque. l'amo così tanto, così troppo che sopporto male, anzi non sopporto proprio il modo in cui viene trattata, usata, divulgata, intesa oggi. non voglio fare un trattato troppo generale anche perché mi ci vorrebbe troppo tempo e, poco ma sicuro, scivolerei immediatamente nel moralismo. cosa che mi riesce sempre benissimo, figuriamoci quando si parla di musica.
ma un paio di aspetti mi piace sottolinearli.
innanzitutto, c'è troppa musica in giro, tralasciando il fatto che c'è troppa gente che suona e canta. parcheggi, negozi, ascensori, ambulatori, bagni, cinema, attese al telefono, musei e, ovviamente aperibar (termine tecnico).
ok, io accendo lo stereo prima ancora di aver sfilato le chiavi dalla porta, ma sono in casa mia, ascolto quello che mi pare, come mi pare e al volume che mi pare, senza imporre niente a nessuno. forse qualcosina ai miei vicini, ma è roba di qualità, comunque. spero. per loro.
quindi, perché devo continuamente sorbirmi musica quasi sempre fuori luogo (è il caso di dirlo), riprodotta male, spesso troppo alta di volume. tralascio in questa sede di parlare della qualità.
la musica, secondo me,  è un'esperienza piuttosto completa, un piacere che dovrebbe essere il più possibile consapevole e volontario. perché debba sentire i modà da una tromba da pesciaiolo mentre parcheggio, o giorgia da un altoparlante da autoradio mentre aspetto il mio turno dal dottore o addirittura mario biondi a tutto volume se passo davanti a un bar figo, lo sa dio, o chi per lui. un po' di silenzio, ogni tanto, non fa male. e qui il discorso si allargherebbe ad altri campi della comunicazione, ma non voglio andare fuori tema, per ora.
o si commissionano a brian eno un migliaio di dischi di musica da ambienti. potrebbe essere un idea.
ma più di tutto, oggi, ho un problema con il suono della musica moderna. 
ogni epoca ha le sue cagate, musicalmente parlando, c'erano quaranta o cinquanta anni fa, ci sono oggi. forse oggi un po' di più, ma non ne sarei così sicuro onestamente.
il problema, anzi i problemi, sono essenzialmente due. o forse uno. il suono, come dicevo prima  e i generi vanno fieri verso un'eccessiva e già molto consistente omologazione.
oggi la musica viene essenzialmente riprodotta da dispositivi e altoparlanti di piccole dimensioni, ancorché sofisticati. pc, personal players, autoradio, mini stereo, tv. se va bene ogni tanto c'è un subwoofer, ma c'è stata nel tempo una drastica dismissione di frequenze audio per venire incontro alle esigenze di miniaturizzazione, e ahimè di design, dell'ascolto che ha condizionato parecchio il modo di registrare e purtroppo anche di concepire la musica. nel senso che c'è tutta una gamma di suoni e sonorità "di mezzo" che sono andati via via sparendo dalle canzoni, portandosi via una buona fetta di armonia, che ritengo sia una parte fondamentale di  ogni composizione, ma che oramai è un'araba fenice. in pratica, una larghissima parte delle canzonette che ascoltiamo oggi, viene concepita e realizzata così. una base ritmica molto accentuata, con la batteria molto spesso trattata elettronicamente e il basso molto basso (sia di frequenze che di volume), tastiere o chitarre che sostengono la melodia, e la voce registrata alta, altissima. per me in maniera insopportabile. oppure c'è un pastone inestricabile con la voce sempre squassante (i negramaro, per esempio). in più, le esigenze di programmazione radio e tv hanno tagliato via introduzioni e finali dalle canzoni. se ci fate caso, il 90 % dei pezzi di oggi, iniziano e finiscono con la voce. come se quarant'anni fa le canzoni non passassero in radio o tv, boh!
tutto questo impoverimento, questa standardizzazione, è dovuta anche all'assoggettamento nei confronti del genere, meglio del multigenere (scusate il neologismo) dominante: il genere musical/talent, in cui tutto ruota intorno alla voce. se ascoltate bene come vengono proposte le canzoni nei talent show, o come vengono reinterpretate nei musical - soprattutto le versioni italiane - o in serie tipo "glee", oppure in una scaletta media di una radio tendente al giovanile, vi sembrerà davvero di ascoltare, grosso modo, sempre lo stesso genere. ed è un genere che, al di là del valore artistico (ripeto, le cagate c'erano anche prima), a me urta letteralmente le orecchie. soprattutto per queste voci inspiegabilmente alte, che lasciano miseramente sullo sfondo gli strumenti, e fa sì che non possa apprezzare proposte un po'più valide. faccio un esempio. adele è probabilmente brava e le canzoni potrebbero essere anche belle. ma canta troppo forte e i pezzi hanno strutture poverissime. in mano ad un produttore vecchio stile, secondo me, farebbe scintille. ma siccome piace a tutti, andrà bene così. in fondo quanta gente ascolta musica da un paio di jbl anni '70?
però, questo qui dei marta sui tubi, per dirne un'altro, ma perché urla così? o cremonini? o alicia keys? 
fateli cantare più piano. mi farebbero cagare lo stesso, ma perlomeno li ascolterei un po' più serenamente

martedì 2 aprile 2013

pecce pecia calia nardo raseni. quando si predica bene e si ruzzle male

è da un po' che volevo dire la mia su uno dei passatempo più in voga del momento, poi altre questioni tipo elezioni multiple e scomparse celebri (ahimè anch'esse multiple) mi hanno distolto dal mio intendimento. nel frattempo ho continuato a praticarlo, cosa che sta rafforzando le mie convinzioni.
sto parlando di ruzzle, questo giochino di parole che ha stregato probabilmente milioni di possessori di smart phones. come sempre mi succede, arrivo sempre dopo la banda, e quando  finalmente l'ho scoperto l'ho scambiato per un altro giochino, bookworm, al quale mi dedicavo con buoni risultati diversi anni fa. e mi ricordava anche scarabeo. quindi, non prima di aver fatto il gradasso su facebook, ho scaricato l'applicazione. mi sembrava strano che un gioco simile potesse avere un tale successo in italia, ma tant'è. mi son detto, ho un po' di dimestichezza con l'italiano, ho un vocabolario non limitatissimo, vinco a mani basse. ah ah ah ah. ho subito immediatamente una sequela di cenciate epiche. non riuscivo veramente a trovare il famoso bandolo (bando. dolo. lo. do. ba). a un certo punto, però, mi son detto eccheccacchio, e ci ho fatto uno  studio sopra. e sono arrivato alla conclusione che non sarò mai un campione di ruzzle.
intendiamoci, io sono una schiappa, a volte non vedo le parole neanche se me le presentano con le patate e l'insalata o evidenziate di giallo. e per sovrammercato non sono velocissimo a digitare sul touch screen. però ritenevo di non essere così pessimo e quindi sono andato alla ricerca di qualche regola aurea per non prendere tutte le risolate che prendo. e in realtà non ne ho trovate. vi faccio qualche esempio. ruzzle accetta parole come pecce, pecia, calia, raseni,  racco, occa, taso, torro, drami, vinate, vine, tapa, sene. ho chiesto ai miei avversari (più spesso avversarie, vere e proprie maramalde) "come ci siete arrivati?", "a caso, cercando altre parole, bisogna digitare continuamente". si, buonanotte. non ci arriverò mai. e poi, il giochino non accetta i verbi composti (bevilo, mangiale, rompiti, ecc) o riflessivi (trovasi). perché? ruzzle non accetta i nomi propri, ma berta, nora e lisa si. piero si e pierot no. perché?
parimenti non accetta i nomi geografici, ma prende ebro, e reno (e non arno. esterofilia?). prende sirte e non sinai, brasile e non siria o cina. prende capri ma non cipro. perché?
prende alcuni nomi latini come ter , pria e sine. ma non vici o opra. perché?
allo stesso modo con i termini inglesi. prende club, gate, pass, ma non next. perché?
e gli esempi sono tantissimi. ammetto di essere pignolo, ma io non riesco a ricavare delle regole da tutto questo.
io perdo tempo a scrivere copti e prendo 10 punti, mentre qualche giorno fa (per puro caso) con zigate zigato ziga ho fatto 1200 punti. e non so neanche che significa!
ruzzle! perchè prendi roi e rue e non cheri? perché prendi torr (chi cacchio è?) e non zorro?
perché trii si e dui no? perché bit va bene e tera no?
lo so, forse tutto questo non giustifica il mio record di 189 perse e 82 vinte (alcune per abbandono), ma insomma qualcosa non quadra.
caro ruzzle, se prendi cristo, ti devi prendere anche inri